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Decreto
Legislativo del Governo n. 277 del 15 agosto 1991
Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n.
82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n. 86/188/CEE e n.
88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori
contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti
chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma
dell'art. 7 legge 30 luglio 1990, n. 212.
Capo
1 Capo 2
Capo 3 Capo
4 Capo 5
Capo 6 Allegati
ALLEGATO
I - ATTIVITÀ LAVORATIVE PIÙ COMUNEMENTE NOTE CHE
COMPORTANO ESPOSIZIONE AL PIOMBO (Art. 10, COMMA
3)
1.
Manipolazione di concentrati al piombo; produzione del
piombo.
2. Raffinazione del piombo e dello zinco (primaria e
secondaria).
3. Fabbricazione e manipolazione di arseniati di
piombo a spruzzo.
4. Fabbricazione di ossidi di piombo.
5. Produzione di altri composti del piombo (compresa
la parte della produzione dei composti di
piombo-alchile se essa comporta un'esposizione al
piombo metallico e ai suoi composti ionici).
6. Fabbricazione e preparazione di vernici, smalti,
mastici e colori al piombo.
7. Fabbricazione e governo ( carica, rigenerazione,
pulizia, ecc.) di accumulatori (ove si utilizzi o sia
presente piombo).
8. Lavori artigianali che utilizzino stagno e piombo.
9. Fabbricazione di leghe al piombo per saldature.
10. Fabbricazione di lamine, tubi, proiettili,
munizioni contenenti piombo.
11. Fabbricazione di oggetti a base di piombo e di
leghe contenenti piombo.
12. Utilizzazione di vernici, smalti, mastici e colori
al piombo.
13. Industrie della ceramica (limitatamente alla
preparazione e macinazione delle vernici, alla
vetrificazione delle terraglie dolci ed alla
decorazione di stoviglie od altri oggetti di ceramica,
con vetrine o vernici piombifere).
14. Lavorazione di cristallo.
15. Industria della plastica e della gomma che fanno
uso di additivi al piombo.
16. Frequente impiego di leghe al piombo per saldatura
in spazi chiusi, dissaldatura.
17. Stampa con uso di piombo (a mano, con la linotype,
con la monotype, con la stereotipia).
17-1. Cromolitografia eseguita con colori o polveri
piombiferi.
18. Lavori di demolizione, in particolare raschiatura,
sverniciatura a fuoco, taglio al cannello
ossiacetilenico di materiale ricoperto da vernici a
base di piombo, nonché demolizione di istillazioni
(ad esempio forni di fonderia) (ove si utilizzi o sia
presente piombo).
19. Impiego di spazi chiusi di munizioni contenenti
piombo.
20. Costruzione e riparazione automobilistica (ove si
utilizzi o sia presente piombo).
21. Fabbricazione di acciai piombati.
22. Operazioni di tempera con bagno di piombo.
23. Piombatura o smaltatura su superfici metalliche.
24. Cernita e recupero di piombo e di residui
metallici contenenti piombo.
25. Messa in opera e manutenzione di tubazioni,
condutture ed in genere di impianti costituiti da
materiale piombifero.
26. Zincature delle lamiere o stagnatura.
27. Operazioni di pulimento con o senza materiale
piombifero.
ALLEGATO
II - CRITERI PER L'EFFETTUAZIONE DEL CONTROLLO CLINICO
DEI LAVORATORI ESPOSTI AL PIOMBO (Art. 15, COMMA
2)
1.
In base alle informazioni attualmente disponibili, un
assorbimento significativo di piombo può provocare
effetti nocivi sui seguenti sistemi:
- ematopoietico,
- gastrointestinale,
- nervoso centrale e periferico,
- renale.
2. Il medico competente deve conoscere le condizioni e
le circostanze in cui ciascun lavoratore è stato
esposto al piombo.
3. Il controllo clinico dovrebbe comprendere ,in
particolare:
- elaborazione della scheda sanitaria e professionale
del lavoratore;
- esame fisico e intervista personale con il soggetto,
con particolare attenzione ai sintomi che accompagnano
la prima fase dell'intossicazione saturnina;
- valutazione della funzione polmonare in caso di
lavoro gravoso, che comporti l'uso di un
equipaggiamento respiratorio di protezione.
Gli esami ematologici (e segnatamente la
determinazione del livello ematocrito), e l'analisi
delle urine, dovrebbero essere eseguite in occasione
della prima visita medica e poi regolarmente secondo
il giudizio del medico.
4. Oltre alle decisioni che riterrà opportuno
prendere in base ai risultati della sorveglianza
biologica, il medico competente determinerà i casi
per i quali è controindicato sottoporre o mantenere
il lavoratore all'esposizione al piombo. Le principali
controindicazioni sono:
i) alterazioni congenite:
- talassemia,
- insufficienze G-6-PD;
ii) alterazioni acquisite:
- anemia,
- insufficienze renali,
- insufficienze epatiche.
5. Uso degli agenti chelanti:
L'uso degli agenti chelanti per scopi profilattici,
conosciuti talvolta con il nome di "terapia
preventiva", è inaccettabile sia dal punto di
vista medico che da quello morale. Molti degli agenti
chelanti possono infatti essere considerati
nefrotossici quando sono somministrati per lunghi
periodi.
6. Terapia delle intossicazioni:
Deve essere effettuata da specialisti.
ALLEGATO
III - METODI DI ANALISI PER LA MISURAZIONE DEGLI
INDICATORI BIOLOGICI DEL PIOMBO (Art. 15, COMMI 3
E 4)
I
metodi di analisi da impiegare per la misurazione
della piombemia e di altri eventuali indicatori
biologici sono:
- PbB: spettroscopia di assorbimento atomico,
- ALAU: metodo DAVIS (DAVIS J.R., and Andelman S.L.
"Urinary delta-aminolevulinic acid levels in lead
poisoning. A modified method form the rapid
determination of urinary delta-aminolevulinic acid
using desposable ion-exchange chrotographic columis".
Arch. Environ. Health 15, 53-9 (1967)) o metodo
equivalente,
- ZPP: ematofluorimetri (Blumberg W.E., Eisinger J.,
Lamola A.A. and Zucherman D.M. "Zinc
protoporphyris level in blood determination by a
portable hematofluometer. A screening device form lead
poisoning" J. Lab. Clin. Med. 89, 712-723 (1977))
o metodo equivalente.
ALLEGATO
IV - METODI DI PRELIEVO E DOSAGGIO PER LA MISURAZIONE
DELLA CONCENTRAZIONE DEL PIOMBO NELL'ARIA (Art.
17, COMMA 2)
1.
Le caratteristiche e l'attrezzatura per il prelievo
delle particelle nell'aria contenenti piombo, devono
essere conformi alle specificazioni tecniche indicate
qui di seguito:
a) Velocità di entrata dell'aria all'orifizio: 1.25
m/s ± 10%.
b) Flusso dell'aria: almeno 1 l/min.
c) Caratteristiche del portafiltro: è necessario
utilizzare un portafiltro a superficie chiusa per
evitare la contaminazione.
d) Diametro dell'orifizio d'entrata: almeno 4 mm per
evitare gli effetti di parete.
e) Posizione del filtro e dell'orifizio d'entrata: per
quanto possibile l'orientamento deve essere mantenuto
parallelo al volto del lavoratore per tutta la durata
del campionamento.
f) Efficacia del filtro: una efficacia del 95% almeno
per tutte le particelle prelevate aventi un diametro
aerodinamico superiore o pari a 0,3 micrometri.
g) Omogeneità del filtro: omogeneità massima del
tenore di piombo del filtro per consentire un
confronto fra le due metà dello stesso filtro.
2. Per quanto riguarda il metodo di determinazione del
piombo contenuto nel campione d'aria prelevato,
quest'ultimo deve essere analizzato con lo
spettrofotometro ad assorbimento atomico o con ogni
altro metodo di analisi i cui risultati siano
equivalenti.
ALLEGATO
V - METODI DI PRELIEVO E DI ANALISI PER LA MISURAZIONE
DELLA CONCENTRAZIONE DELLE FIBRE DI AMIANTO NELL'ARIA.
(Art. 30, COMMA 2
Le
caratteristiche e l'attrezzatura per il campionamento
delle fibre di amianto nell'aria e la determinazione
della concentrazione delle fibre di amianto nel
campione d'aria prelevato sono fissate nel metodo di
riferimento appresso riportato.
Possono tuttavia essere usati altri metodi per i quali
si possa dimostrare l'equivalenza dei risultati
rispetto al metodo di riferimento.
1. I campioni sono prelevati nella zona di
respirazione dei singoli lavoratori: cioè entro una
semisfera di 300 mm di raggio che si estende dinanzi
alla faccia del lavoratore e misurata a partire dal
punto di mezzo di una linea congiungente le sue
orecchie.
2. Si usano filtri a membrana (esteri misti di
cellulosa o nitrato di cellulosa) aventi diametro di
25 mm, di porosità tra 0,8 e 1,2 , con reticolo
stampato.
3. Si usa un portafiltro a faccia aperta provvisto di
cappuccio metallico cilindrico, estendentesi tra 33 mm
e 44 mm davanti al filtro e che permetta l'esposizione
di un'area circolare di almeno 20 mm di diametro.
Durante l'uso il cappuccio è rivolto verso il basso.
4. Si usa una pompa portatile a batteria, portata
sulla cintura o in una tasca del lavoratore. Il flusso
deve essere esente da pulsazioni e la portata regolata
inizialmente a 1 l/min ± 5%. Durante il periodo di
campionamento la portata è mantenuta entro ± 10%
della portata iniziale.
5. Il tempo di campionamento è misurato con una
tolleranza del 2%.
6. Il carico di fibre ottimale sui filtri è compreso
tra 100 e 400 fibre/mm².
7. In ordine di preferenza l'intero filtro, o un suo
segmento, posto su un vetrino da microscopio, è reso
trasparente mediante il metodo acetone-triacetina e
coperto con vetrino coprioggetti.
8. Per il conteggio è usato un microscopio binoculare
con le seguenti caratteristiche:
- illuminazione Koehler;
- un condensatore ABBE o aeromatico a contrasto di
fase incorporato nel complesso posto sotto al piatto
portaoggetti e montato con possibilità di centraggio
e messa a fuoco. L'aggiustamento del centraggio per il
contrasto di fase è indipendente dal meccanismo di
centraggio del condensatore;
- un obiettivo acromatico a contrasto di fase positivo
parafocale, a 40 ingrandimenti, con un'apertura
numerica compresa tra 0,65 a 0,70 e con assorbimento
dell'anello di fase compreso tra 65 e 85%;
- oculari a compensazione a 12,5 ingrandimenti o
comunque tali da assicurare 500 ingrandimenti totali,
qualora si utilizzino microscopi con fattore di tubo
diverso da 1. Almeno un oculare deve permettere
l'inserimento di un reticolo ed essere del tipo con
messa a fuoco;
- un reticolo oculare circolare Walton-Beckett che
abbia un diametro apparente sul piano oggetto di 100
± 2 micrometri quando si usano l'obiettivo e
l'oculare indicati, e che sia controllato con un
micrometro l'oggetto.
9. Il microscopio è montato secondo le istruzioni del
fabbricante e il limite di rivelabilità controllato
mediante un "vetrino di prova per contrasto di
fase". Quando siano usati nel modo specificato
dal fabbricante si deve poter vedere fino al codice 5
sui vetrini di prova AIA e sino al blocco 5 sul
vetrino di prova HSE/NPL Mark 2. Tale procedura deve
essere effettuata all'inizio della giornata di lavoro.
10. Il conteggio dei campioni è effettuato secondo le
seguenti regole:
- per fibra da contare si intende qualunque fibra
contemplata all'art. 30, comma 3, che non sia in
contatto con una particella avente diametro massimo
maggiore di 3 micrometri;
- le fibre da contare che hanno le estremità entro
l'area del reticolo devono essere contate come
un'unica fibra; una fibra avente una sola estremità
all'interno di tale area deve essere contata come
mezza fibra;
- le aree del reticolo per il conteggio devono essere
scelte a caso all'interno della superficie esposta del
filtro;
- un agglomerato di fibre che appaia compatto e intero
in uno o più punti della sua lunghezza, ma appaia
diviso in trefoli (fibra ramificata) in altri, deve
essere contato come fibra se è conforme all'art. 30,
comma 3, al primo trattino del presente punto; il
diametro è misurato attraverso la parte intera e non
quella ramificata;
- in qualsiasi altro agglomerato di fibre in cui le
singole fibre si tocchino o si incrocino (fascio),
queste devono essere contate individualmente ogni
qualvolta possano essere distinte sufficientemente per
stabilire che sono conformi all'art. 2 e al primo
trattino del presente punto. Se non è possibile
distinguere alcuna singola fibra rispondente a tale
definizione, il fascio deve essere contato come
un'unica fibra, sempre che sia conforme nel suo
complesso all'art. 2 e al primo trattino del presente
punto;
- Se più di un ottavo di un'area del reticolo è
coperto da un agglomerato di fibre e/o particelle,
tale area del reticolo deve essere scartata ed
un'altra area deve essere esaminata per il conteggio;
- Si devono contare 100 fibre su un minimo di 20 aree
di reticolo.
11. Il numero medio di fibre per reticolo deve essere
calcolato dividendo il numero delle fibre contate per
il numero delle aree di reticolo esaminate.
Il contributo al risultato finale del conteggio dovuto
a segni del filtro o a contaminazione deve essere
inferiore a 3 fibre per 100 aree di reticolo ed essere
determinato con filtri "bianchi".
Concentrazione di fibre nell'area - (numero di fibre
per area di reticolo x area di esposizione del
filtro): (area del reticolo x volume di aria
prelevata).
ALLEGATO
VI - CRITERI PER LA MISURAZIONE DEL RUMORE (Art.
40, COMMA 2)
A-1.
Generalità.
1.1. Le esposizioni personali di cui all'art. 39 sono:
i) misurate direttamente con fonometri integratori,
oppure:
ii) calcolate partendo da misure della pressione
acustica, integrando per il tempo di esposizione.
1.2. Le misurazioni possono essere effettuate nei
posti di lavoro occupati dai lavoratori o con
strumenti fissati sulla persona. La localizzazione e
la durata delle misurazioni debbono essere congrue ai
fini della rappresentatività dei valori ottenuti.
A-2. Apparecchiatura
2.1. I fonometri utilizzati devono essere conformi
alle prescrizioni della norma IEC 651 gruppo 1; essi
devono essere muniti di indicatore di sovraccarico.
Tali strumenti non sono idonei al calcolo del LAeq Te
e in presenza di rumore impulsivo.
Ove vengano utilizzati fonometri integratori questi
dovranno essere conformi alle prescrizioni della norma
804 gruppo 1.
Sono consentiti metodi di misura che prevedano la
registrazione, come tappa intermedia dei segnali su
supporto magnetico
2.2. Lo strumento utilizzato per misurare direttamente
il valore massimo (picco) della pressione acustica
istantanea non ponderata deve avere una costante di
tempo di salita non superiore a 100 microsecondi.
2.3. Tutta la strumentazione deve essere tarata ad
intervalli non superiori ad un anno e ricontrollata
prima di ogni intervento.
A-3. Misurazioni
3.1. La misurazione della pressione acustica in
presenza della persona interessata deve tenere conto
delle perturbazioni causate dalla stessa al campo di
pressione; si considera non perturbata la misura se
potrà essere eseguita a 0,1 metri di distanza dalla
testa all'altezza dell'orecchio.
3.2. Le ponderazioni temporali "slow" e
"fast" sono valide se l'intervallo di
misurazione risulta grande rispetto alla costante di
tempo della ponderazione prescelta ed il livello della
pressione acustica non fluttui molto rapidamente.
3.3. Di ogni misurazione deve essere indicata anche
l'incertezza di cui la medesima è affetta (errore
casuale).
ALLEGATO
VII - CRITERI PER IL CONTROLLO DELLA FUNZIONE UDITIVA
DEI LAVORATORI (Art. 44, COMMA 2)
Per
il controllo della funzione uditiva dei lavoratori si
prendono in considerazione i seguenti aspetti:
1. Il controllo, effettuato conformemente alle
indicazioni della medicina del lavoro, comprende:
- un esame iniziale prima e dopo un anno
dall'esposizione al rumore;
- esami periodici ad intervalli conformi all'entità
del rischio e stabiliti dal medico, come indicato
all'art. 44.
2. Ogni esame comprende almeno un'otoscopia ed un
controllo audiometrico con audiometria liminare totale
in conduzione aerea che copra anche la frequenza di
8000 Hz.
3. Il controllo audiometrico rispetta anche le
disposizioni della norma ISO 6189/1983 e dovrà essere
condotto con un livello di rumore ambientale tale da
permettere di misurare un livello di soglia di
udibilità pari a 0 dB corrispondente alla norma ISO
389/1979.
ALLEGATO
VIII - MODALITÀ DI CAMPIONATURA E DI MISURAZIONE
DEGLI AGENTI CHIMICI E DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI
(Art. 58, COMMA 3, LETTERA C)
A.
Definizioni
1. Materiali in sospensione
1. Definizioni fisico-chimiche:
a) Polvere: sospensione dispersa nell'aria di
materiali solidi e prodotta da un processo meccanico o
da un turbine.
b) Fumo: sospensione dispersa nell'aria di materiali
solidi e prodotta da processi termici e/o chimici.
c) Nebbia: sospensione dispersa nell'aria di materiali
liquidi e prodotta da condensazione o dispersione.
2. Definizione degli aggregati di particelle in
medicina del lavoro e in tossicologia:
a) Le polveri, alla stregua del fumo e della nebbia,
sono materiali in sospensione.
Per valutare i rischi per la salute che presentano
questi materiali in sospensione, bisogna tenere conto
non soltanto dell'effetto nocivi proprio a ciascun
agente, della concentrazione e della durata di
esposizione, ma anche della dimensione delle
particelle.
b) Dell'aggregato di materiali in sospensione presenti
nell'aria che respira un lavoratore, solo una parte
viene inspirata. Questa parte inspirata è chiamata
frazione inspirabile.
Sono determinati a questo riguardo la velocità di
aspirazione nasale e buccale, nonché le condizioni di
circolazione dell'aria attorno alla testa.
c) La frazione inspirabile può depositarsi, a seconda
della dimensione delle particelle, in differenti zone
dell'apparato respiratorio.
Il deposito delle particelle ha fra l'altro
un'influenza capitale sul punto in cui si esercita
l'effetto nocivo e sulla natura di quest'ultimo.
La parte della frazione inspirabile che perviene negli
alveoli è chiamata frazione respirabile.
La frazione respirabile riveste un'importanza
particolare sotto il profilo della medicina del
lavoro.
II. Valore limite.
a) Il valore limite è espresso dalla concentrazione
media ponderata dell'esposizione su un periodo di otto
ore di una sostanza sotto forma di gas, di vapore o di
materiali in sospensione nell'aria sul luogo di
lavoro.
Per esposizione si intende la presenza di un agente
chimico nell'aria respirata dal lavoratore.
Essa è espressa dalla concentrazione per un periodo
di riferimento. La presente sezione non riguarda i
valori limite per gli indicatori biologici.
b) Inoltre, può essere necessario, per talune
sostanze, fissare un limite massimo di variazione
rispetto al valore medio ponderato dell'esposizione,
su un periodo di otto ore, a dette sostanze per
periodi più brevi.
Ai fini delle misurazioni di controllo, si fa allora
riferimento alla concentrazione ponderata durante il
periodo più breve in questione.
c) Il valore limite per i gas e i vapori è espresso
in ml/m3 (ppm), valore indipendente dalle variabili di
stato, temperatura e pressione atmosferica, nonché in
mg/m3 per una temperatura di 20°C e una pressione di
101,3 kPa, valore che dipende dalle variabili di
stato. Il valore limite per i materiali in sospensione
è espresso in mg/m3 per le condizioni di produzione
sul posto di lavoro.
B. VALUTAZIONE DELL'ESPOSIZIONE E STRATEGIE DI
MISURAZIONE
1. Elementi di base:
a) Se non si può escludere con certezza la presenza
di uno o più agenti sotto forma di gas, vapore o
materiali in sospensione nell'aria dell'ambiente di
lavoro, deve essere effettuata una valutazione per
determinare se i valori limite sono rispettati.
b) Nella valutazione occorre mettere insieme dati
relativi a tutti gli elementi che possono avere
un'incidenza sull'esposizione, ad esempio:
- gli agenti utilizzati o prodotti;
- le attività, le attrezzature tecniche ed i
procedimenti di fabbricazione;
- la distribuzione temporale e spaziale delle
concentrazioni degli agenti.
c) Un valore limite è rispettato quando dalla
valutazione risulta che l'esposizione non oltrepassa
il valore limite.
Se i dati raccolti non permettono di giungere a
conclusioni affidabili circa il rispetto dei valori
limite, essi devono essere completati da misurazioni
effettuate sul posto di lavoro.
d) Se dalla valutazione risulta che un valore limite
non è rispettato:
- le cause del superamento devono essere individuate e
devono essere attuate, non appena possibile, le misure
atte a porre rimedio alla situazione;
- la valutazione deve essere ripetuta.
e) Se dalla valutazione risulta che i valori limite
sono rispettati, devono essere effettuate, se
necessario, misurazioni, con una periodicità
adeguata, per verificare che i valori limite
continuino ad essere rispettati.
Queste misurazioni devono essere tanto più frequenti
quanto più la concentrazione misurata si avvicina al
valore limite.
f) Se dalla valutazione risulta che, a lungo termine,
dato il tipo di processo di lavoro, i valori limite
sono rispettati e che non si verificano sostanziali
modifiche delle condizione dei lavoratori, la
frequenza delle misurazioni intese ad accettare il
rispetto dei valori limite può essere ridotta.
In tal caso occorre tuttavia accertare periodicamente
se la valutazione da cui si evince questa conclusione
resta valida.
g) Se il lavoratore è esposto simultaneamente o
successivamente a vari agenti, è necessario tenerne
conto nel valutare il rischio per la salute cui il
lavoratore è esposto.
2. Requisiti degli addetti alle misurazioni.
I responsabili delle misurazioni devono possedere e
qualifiche prescritte e disporre delle attrezzature
necessarie.
3. Requisiti dei metodi di misurazione:
a) Il metodo di misurazione deve consentire di
ottenere risultati rappresentativi per quanto riguarda
l'esposizione del lavoratore.
b) Ai fini della valutazione dell'esposizione del
lavoratore sul luogo di lavoro, è opportuno
utilizzare per quanto possibile strumenti di prelievo
fissati sul corpo del lavoratore.
Quando esiste un gruppo di lavoratori che eseguono
mansioni identiche o simili in uno stesso luogo e che
sono soggetti ad un'esposizione analoga, il
campionamento può essere effettuato nel gruppo, in
modo tale che sia rappresentativo del gruppo stesso.
Possono essere impiegati sistemi di misurazione
stazionari se i risultati delle misurazioni consentono
di valutare l'esposizione del lavoratore sul luogo di
lavoro.
I campioni devono essere prelevati per quanto
possibile al livello degli organi respiratori e
nell'immediata vicinanza del lavoratore.
In caso di dubbio le misurazioni vanno effettuate nel
punto in cui il rischio è maggiore.
c) Il metodo di misurazione impiegato deve essere in
funzione dell'agente considerato, del valore limite
previsto e dell'atmosfera predominante sul posto di
lavoro.
Il risultato della misurazione deve indicare la
concentrazione dell'agente in modo esatto e in
proporzione al valore limite.
d) Se il metodo di misurazione impiegato non si
riferisce specificamente all'agente misurato, il
valore deve essere integralmente attribuito all'agente
in questione.
e) Il limite di rivelazione, la sensibilità e la
precisazione del metodo di misurazione devono essere
in funzione del valore limite.
f) Dovrebbe essere garantita l'esattezza del metodo di
misurazione.
g) Il metodo di misurazione impiegato deve essere
stato sperimentato in condizioni di applicazione
pratiche.
h) Nella misura in cui il Comitato europeo per la
standardizzazione (CEN) pubblichi requisiti generali
cui devono rispondere i metodi e gli apparecchi
utilizzati per le misurazioni sul posto di lavoro,
nonché le norme di verifica corrispondenti, se ne
deve tener conto per la scelta dei metodi di
misurazione appropriati.
4. Disposizioni particolari relative alle tecniche di
misurazione degli aggregati rappresentativi di
particelle presenti nell'aria sul posto di lavoro:
a) Ogni misurazione della concentrazione dei materiali
in sospensione deve tener conto del loro modo di
agire; è dunque opportuno, al momento del
campionamento, prendere in considerazione sia la
frazione inspirabile, sia quella respirabile.
Ciò presuppone che si ottenga una separazione delle
particelle in funzione del loro diametro aerodinamico,
corrispondente al deposito che si forma con la
respirazione.
Poiché non sono ancora disponibili attrezzature
appropriate per il campionamento sul posto di lavoro,
occorre definire modalità pratiche che consentano una
misurazione uniforme.
b) Viene considerata come inspirabile la frazione di
materiali in sospensione che può essere assorbita da
un lavoratore mediante inspirazione buccale e/o
nasale.
Nella prassi della tecnica di misurazione vengono, ad
esempio, utilizzati, per il campionamento,
campionatori con una velocità di aspirazione di 1,25
m/s ± 10%, ovvero campionatori conformi a ISO/TR
7708-1983 (L).
Nel primo di questi due casi esemplificativi:
- per gli apparecchi individuali di prelievo
l'orifizio di aspirazione deve essere in direzione
parallela al viso del lavoratore per tutta la durata
del prelievo;
- per i campionatori stazionari, l'impianto e la forma
dell'orifizio devono consentire un prelievo
rappresentativo per quanto riguarda l'esposizione dei
lavoratori a diverse direzioni di provenienza
dell'aria;
- l'impianto dell'orifizio di aspirazione
dell'apparecchio non ha praticamente importanza se la
velocità delle correnti d'aria circostanti è molto
debole;
- se le correnti d'aria circostanti hanno una
velocità pari o superiore a 1 m/s, si raccomanda di
procedere ad una campionatura omnidirezionale su un
piano orizzontale.
c) La frazione respirabile di materiali in sospensione
comprende un aggregato che passa attraverso un sistema
di separazione il cui effetto corrisponde alla
funzione teorica di separazione di un separatore per
sedimentazione che separa il 50% delle particelle con
diametro aerodinamico di 5 micron m (convenzione di
Johannesburg del 1979).
d) Conviene applicare le disposizioni adottate, se del
caso, dal CEN per quanto concerne la raccolta di
materiali in sospensione sul luogo di lavoro.
Possono essere utilizzati altri metodi purché
conducano, per quanto concerne il rispetto dei valori
limite, al medesimo risultato o ad un risultato ancor
più rigoroso. |